giovedì 14 dicembre 2006

Affogata dal qualunquismo? Mai


Forse aveva ragione chi mi ha considerato folle a pensare di aprire un blog d'opinione. Criticare la società di oggi? Ma per quale motivo sconsiderato?
La società di oggi la guardi, la rimiri in tutte le sue sfaccettature poliedriche ed un attimo dopo non sai più dove è andata a finire: in quel nanosecondo è nata una nuova società, una nuova cultura, un nuovo bestseller da comprare, un nuovo fatto di cronaca su cui strapparsi i capelli. Per un nanosecondo.
E poi via, di nuovo.

Mi chiedo, ora, in questa velocità più che futurista, chi approda al blog è per solo caso, perché ci sono migliaia di blog (forse milioni, ma preferisco ignorarlo), sicuramente milioni, forse miliardi di articoli, e perché dunque trovare questo? Perché?

Per caso. Raramente per ricerca.
E, dunque, quando ho aperto questo blog mi era ben chiaro che non sarebbe mai possibile scrivere - permettetemi il paragone ardito e iperbolico - nuove Satire come fece Orazio, e pretendere che il lettore si senta toccato e rifletta. I dibattiti nati dalla letteratura ormai durano meno di una settimana, persino quando è Eco a scatenare un doveroso polverone; figuriamoci davanti agli articoli di una totale sconosciuta!

Rifletto.
Ora sono io chiamata a riflettere. Sono un nome come tanti in questa congerie affannata di corridori, tutti in preda alla rincorsa di una vita che si guarda attorno, e la mente raminga per soli alcuni istanti, non trova appigli.

Questo è il qualunquismo peggiore, il circolo vizioso di convincersi che ogni riflessione morale ormai è affogata. Ma come resistere alla vita, alle ipocrisie di oggi come quelle di ieri, se non con un sorriso critico? Annaspo a stento, ma ancora nuoto.

ScribereAude
ci si demoralizza a volte

domenica 3 dicembre 2006

Out to be in


L'altra sera, colta da un mal di testa tensivo, stavo vegetando in chat, quando ecco collegarsi un amico-di-amici che comincia una piacevole conversazione. Il tutto, però, viene guastato dalla sua fantomatica domanda: "Che fai stasera?" e dalla mia quantomai convinta risposta: "Vado a dormire".

Da qui s'è aperta una diatriba: impossibile, a suo parere, che andassi a dormire di venerdì sera. Certo, gli sembrava deludente sentire che una donna giovane come me potesse essere stanca dopo una settimana d'impegni intensi, di scioperi degli automezzi, chilometri sul groppone, e non vedesse l'ora di chiudersi in camera con un bel pigiama e sciropparsi un vecchio film. Da sola, finalmente da sola.

A dire il vero, la mia frugale rivelazione non ha fatto altro che offrire l'occasione per sorbirmi tutte le tappe fisse - fisse, vi rendete conto?! - della settimana di questo amico-di-amici. Lunedì qua, martedì là... E così via fino a questo fantomatico venerdì.

Il suo consiglio, quantomai triste, è stato: "Dovresti forzarti a uscire".
Qui a stento sono riuscita a trattenere le dita sui tasti, limitandomi a commentare evasivamente e salutare il personaggio. Ora, a distanza di un paio di giorni, ci medito ancora: ma non si rende conto, questo bellimbusto, che sono solo termini antitetici, i suoi? Se io decido di uscire, lo faccio perché ho voglia di mettermi in gioco, ritrovare gli amici, ballare, bere, che so?!, vedere un film tutti insieme. Appunto, stando insieme, scherzando e condividendo. Solo così potrei sentire di essere veramente libera, ovvero assecondando i miei desideri e spendendo volentieri quegli euro che richiede l'ingresso al locale. Per il bene mio e degli altri, non vedo decisamente motivo per forzarsi a tutti i costi, stringersi in microgonne e tacchi altissimi solo per accontentare il "common sense".

ScribereAude
e voi che ne dite?

venerdì 1 dicembre 2006

Donna, l'emancipazione ti ha "evirata"?


"Donna svegliati, la campana della ragione si fa sentire in tutto l'universo, e riconosci i tuoi diritti. Il potente impero della natura non è più circondato da pregiudizi, da fanatismi, da superstizioni e menzogne. La luce della verità ha dissipato tutte le nubi della stupidità e della usurpazione. L' uomo schiavo ha moltiplicato le sue forze, ricorrendo alle tue per spezzare le catene. Una volta libero, è diventato ingiusto verso la sua compagna.Oh donne!Donne quando la smetterete di essere cieche?"

Queste parole accompagnavano la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, promulgata durante la Rivoluzione Francese. Allora, qualcuno ha osato alzare la voce per portare avanti l'istanza per il riconoscimento dei diritti femminili, ricercando la corretta uguaglianza.

Addirittura, dopo aver ottenuto la parità sociale, politica, la donna ha cercato il cosiddetto "elemento di differenza", ovvero ciò che la distingue dall'uomo, ciò che la nobilità, come la maternità.

Tuttavia, anche nel nostro secolo più che mai convivono grandi ipocrisie: se da un lato non ci si sconvolge più nell'avere donne manager che preferiscono viaggiare in aereo anche all'ottavo mese di gravidanza, dall'altro ancora ci lascia senza parole l'esiguo numero femminile in politica.

La domanda che mi pongo ora, però, è la seguente: davvero la donna ha perso tutti i retaggi di geisha che la tradizione le ha sobbarcato per anni e anni? Di primo acchito, sembrerebbe ormai più che superata, per non dire ammuffita, la figura di matrona patriarcale, dedita alla casa, alla famiglia, e alle suppellettili.

Questo, però, altro non è che l'aspetto esteriore della vita femminile. Guardiamo oltre, proviamo a farci spazio in una qualunque edicola e osserviamo il numero esorbitante di calendari che strumentalizzano il corpo di una donna - e non chiamiamole foto artistiche, per favore!, il nudo artistico è ben altro -. Pose sexy, sguardi ammiccanti, figure procaci: ecco le donne che sfilano, ben unte di oli solari e truccate da potenti interventi di Photo Shop, eccole.

E io dico che loro, almeno quanto le ragazzine che mettono la minigonna e non sanno camminare sui tacchi, almeno quanto le donne che tentano di ritrovare il piacere in qualche perversione, io dico che loro sono ancora geishe. Geishe "evirate", sì, perché quasi non si accorgono che il fortissimo attributo della seduzione, prima conservato con cura e attenzione, coltivato in segreto fino al momento di sbocciare, quell'attributo è stato castrato da una convinzione tremenda: la convinzione che la donna è diventata l'involocro di un ermafrodito che ostenta ciò che non ha nell'anima: l'indipendenza.

ScribereAude!
che ama l'aurea mediocritas e preferisce i mutamenti graduali alle rivoluzioni