venerdì 1 dicembre 2006

Donna, l'emancipazione ti ha "evirata"?


"Donna svegliati, la campana della ragione si fa sentire in tutto l'universo, e riconosci i tuoi diritti. Il potente impero della natura non è più circondato da pregiudizi, da fanatismi, da superstizioni e menzogne. La luce della verità ha dissipato tutte le nubi della stupidità e della usurpazione. L' uomo schiavo ha moltiplicato le sue forze, ricorrendo alle tue per spezzare le catene. Una volta libero, è diventato ingiusto verso la sua compagna.Oh donne!Donne quando la smetterete di essere cieche?"

Queste parole accompagnavano la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, promulgata durante la Rivoluzione Francese. Allora, qualcuno ha osato alzare la voce per portare avanti l'istanza per il riconoscimento dei diritti femminili, ricercando la corretta uguaglianza.

Addirittura, dopo aver ottenuto la parità sociale, politica, la donna ha cercato il cosiddetto "elemento di differenza", ovvero ciò che la distingue dall'uomo, ciò che la nobilità, come la maternità.

Tuttavia, anche nel nostro secolo più che mai convivono grandi ipocrisie: se da un lato non ci si sconvolge più nell'avere donne manager che preferiscono viaggiare in aereo anche all'ottavo mese di gravidanza, dall'altro ancora ci lascia senza parole l'esiguo numero femminile in politica.

La domanda che mi pongo ora, però, è la seguente: davvero la donna ha perso tutti i retaggi di geisha che la tradizione le ha sobbarcato per anni e anni? Di primo acchito, sembrerebbe ormai più che superata, per non dire ammuffita, la figura di matrona patriarcale, dedita alla casa, alla famiglia, e alle suppellettili.

Questo, però, altro non è che l'aspetto esteriore della vita femminile. Guardiamo oltre, proviamo a farci spazio in una qualunque edicola e osserviamo il numero esorbitante di calendari che strumentalizzano il corpo di una donna - e non chiamiamole foto artistiche, per favore!, il nudo artistico è ben altro -. Pose sexy, sguardi ammiccanti, figure procaci: ecco le donne che sfilano, ben unte di oli solari e truccate da potenti interventi di Photo Shop, eccole.

E io dico che loro, almeno quanto le ragazzine che mettono la minigonna e non sanno camminare sui tacchi, almeno quanto le donne che tentano di ritrovare il piacere in qualche perversione, io dico che loro sono ancora geishe. Geishe "evirate", sì, perché quasi non si accorgono che il fortissimo attributo della seduzione, prima conservato con cura e attenzione, coltivato in segreto fino al momento di sbocciare, quell'attributo è stato castrato da una convinzione tremenda: la convinzione che la donna è diventata l'involocro di un ermafrodito che ostenta ciò che non ha nell'anima: l'indipendenza.

ScribereAude!
che ama l'aurea mediocritas e preferisce i mutamenti graduali alle rivoluzioni

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