
L'altra sera, colta da un mal di testa tensivo, stavo vegetando in chat, quando ecco collegarsi un amico-di-amici che comincia una piacevole conversazione. Il tutto, però, viene guastato dalla sua fantomatica domanda: "Che fai stasera?" e dalla mia quantomai convinta risposta: "Vado a dormire".
Da qui s'è aperta una diatriba: impossibile, a suo parere, che andassi a dormire di venerdì sera. Certo, gli sembrava deludente sentire che una donna giovane come me potesse essere stanca dopo una settimana d'impegni intensi, di scioperi degli automezzi, chilometri sul groppone, e non vedesse l'ora di chiudersi in camera con un bel pigiama e sciropparsi un vecchio film. Da sola, finalmente da sola.
A dire il vero, la mia frugale rivelazione non ha fatto altro che offrire l'occasione per sorbirmi tutte le tappe fisse - fisse, vi rendete conto?! - della settimana di questo amico-di-amici. Lunedì qua, martedì là... E così via fino a questo fantomatico venerdì.
Il suo consiglio, quantomai triste, è stato: "Dovresti forzarti a uscire".
Qui a stento sono riuscita a trattenere le dita sui tasti, limitandomi a commentare evasivamente e salutare il personaggio. Ora, a distanza di un paio di giorni, ci medito ancora: ma non si rende conto, questo bellimbusto, che sono solo termini antitetici, i suoi? Se io decido di uscire, lo faccio perché ho voglia di mettermi in gioco, ritrovare gli amici, ballare, bere, che so?!, vedere un film tutti insieme. Appunto, stando insieme, scherzando e condividendo. Solo così potrei sentire di essere veramente libera, ovvero assecondando i miei desideri e spendendo volentieri quegli euro che richiede l'ingresso al locale. Per il bene mio e degli altri, non vedo decisamente motivo per forzarsi a tutti i costi, stringersi in microgonne e tacchi altissimi solo per accontentare il "common sense".
ScribereAude
e voi che ne dite?
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