giovedì 14 dicembre 2006

Affogata dal qualunquismo? Mai


Forse aveva ragione chi mi ha considerato folle a pensare di aprire un blog d'opinione. Criticare la società di oggi? Ma per quale motivo sconsiderato?
La società di oggi la guardi, la rimiri in tutte le sue sfaccettature poliedriche ed un attimo dopo non sai più dove è andata a finire: in quel nanosecondo è nata una nuova società, una nuova cultura, un nuovo bestseller da comprare, un nuovo fatto di cronaca su cui strapparsi i capelli. Per un nanosecondo.
E poi via, di nuovo.

Mi chiedo, ora, in questa velocità più che futurista, chi approda al blog è per solo caso, perché ci sono migliaia di blog (forse milioni, ma preferisco ignorarlo), sicuramente milioni, forse miliardi di articoli, e perché dunque trovare questo? Perché?

Per caso. Raramente per ricerca.
E, dunque, quando ho aperto questo blog mi era ben chiaro che non sarebbe mai possibile scrivere - permettetemi il paragone ardito e iperbolico - nuove Satire come fece Orazio, e pretendere che il lettore si senta toccato e rifletta. I dibattiti nati dalla letteratura ormai durano meno di una settimana, persino quando è Eco a scatenare un doveroso polverone; figuriamoci davanti agli articoli di una totale sconosciuta!

Rifletto.
Ora sono io chiamata a riflettere. Sono un nome come tanti in questa congerie affannata di corridori, tutti in preda alla rincorsa di una vita che si guarda attorno, e la mente raminga per soli alcuni istanti, non trova appigli.

Questo è il qualunquismo peggiore, il circolo vizioso di convincersi che ogni riflessione morale ormai è affogata. Ma come resistere alla vita, alle ipocrisie di oggi come quelle di ieri, se non con un sorriso critico? Annaspo a stento, ma ancora nuoto.

ScribereAude
ci si demoralizza a volte

domenica 3 dicembre 2006

Out to be in


L'altra sera, colta da un mal di testa tensivo, stavo vegetando in chat, quando ecco collegarsi un amico-di-amici che comincia una piacevole conversazione. Il tutto, però, viene guastato dalla sua fantomatica domanda: "Che fai stasera?" e dalla mia quantomai convinta risposta: "Vado a dormire".

Da qui s'è aperta una diatriba: impossibile, a suo parere, che andassi a dormire di venerdì sera. Certo, gli sembrava deludente sentire che una donna giovane come me potesse essere stanca dopo una settimana d'impegni intensi, di scioperi degli automezzi, chilometri sul groppone, e non vedesse l'ora di chiudersi in camera con un bel pigiama e sciropparsi un vecchio film. Da sola, finalmente da sola.

A dire il vero, la mia frugale rivelazione non ha fatto altro che offrire l'occasione per sorbirmi tutte le tappe fisse - fisse, vi rendete conto?! - della settimana di questo amico-di-amici. Lunedì qua, martedì là... E così via fino a questo fantomatico venerdì.

Il suo consiglio, quantomai triste, è stato: "Dovresti forzarti a uscire".
Qui a stento sono riuscita a trattenere le dita sui tasti, limitandomi a commentare evasivamente e salutare il personaggio. Ora, a distanza di un paio di giorni, ci medito ancora: ma non si rende conto, questo bellimbusto, che sono solo termini antitetici, i suoi? Se io decido di uscire, lo faccio perché ho voglia di mettermi in gioco, ritrovare gli amici, ballare, bere, che so?!, vedere un film tutti insieme. Appunto, stando insieme, scherzando e condividendo. Solo così potrei sentire di essere veramente libera, ovvero assecondando i miei desideri e spendendo volentieri quegli euro che richiede l'ingresso al locale. Per il bene mio e degli altri, non vedo decisamente motivo per forzarsi a tutti i costi, stringersi in microgonne e tacchi altissimi solo per accontentare il "common sense".

ScribereAude
e voi che ne dite?

venerdì 1 dicembre 2006

Donna, l'emancipazione ti ha "evirata"?


"Donna svegliati, la campana della ragione si fa sentire in tutto l'universo, e riconosci i tuoi diritti. Il potente impero della natura non è più circondato da pregiudizi, da fanatismi, da superstizioni e menzogne. La luce della verità ha dissipato tutte le nubi della stupidità e della usurpazione. L' uomo schiavo ha moltiplicato le sue forze, ricorrendo alle tue per spezzare le catene. Una volta libero, è diventato ingiusto verso la sua compagna.Oh donne!Donne quando la smetterete di essere cieche?"

Queste parole accompagnavano la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, promulgata durante la Rivoluzione Francese. Allora, qualcuno ha osato alzare la voce per portare avanti l'istanza per il riconoscimento dei diritti femminili, ricercando la corretta uguaglianza.

Addirittura, dopo aver ottenuto la parità sociale, politica, la donna ha cercato il cosiddetto "elemento di differenza", ovvero ciò che la distingue dall'uomo, ciò che la nobilità, come la maternità.

Tuttavia, anche nel nostro secolo più che mai convivono grandi ipocrisie: se da un lato non ci si sconvolge più nell'avere donne manager che preferiscono viaggiare in aereo anche all'ottavo mese di gravidanza, dall'altro ancora ci lascia senza parole l'esiguo numero femminile in politica.

La domanda che mi pongo ora, però, è la seguente: davvero la donna ha perso tutti i retaggi di geisha che la tradizione le ha sobbarcato per anni e anni? Di primo acchito, sembrerebbe ormai più che superata, per non dire ammuffita, la figura di matrona patriarcale, dedita alla casa, alla famiglia, e alle suppellettili.

Questo, però, altro non è che l'aspetto esteriore della vita femminile. Guardiamo oltre, proviamo a farci spazio in una qualunque edicola e osserviamo il numero esorbitante di calendari che strumentalizzano il corpo di una donna - e non chiamiamole foto artistiche, per favore!, il nudo artistico è ben altro -. Pose sexy, sguardi ammiccanti, figure procaci: ecco le donne che sfilano, ben unte di oli solari e truccate da potenti interventi di Photo Shop, eccole.

E io dico che loro, almeno quanto le ragazzine che mettono la minigonna e non sanno camminare sui tacchi, almeno quanto le donne che tentano di ritrovare il piacere in qualche perversione, io dico che loro sono ancora geishe. Geishe "evirate", sì, perché quasi non si accorgono che il fortissimo attributo della seduzione, prima conservato con cura e attenzione, coltivato in segreto fino al momento di sbocciare, quell'attributo è stato castrato da una convinzione tremenda: la convinzione che la donna è diventata l'involocro di un ermafrodito che ostenta ciò che non ha nell'anima: l'indipendenza.

ScribereAude!
che ama l'aurea mediocritas e preferisce i mutamenti graduali alle rivoluzioni

martedì 21 novembre 2006

Ragazzi di oggi: quelli che hanno avuto la terra promessa e non sanno che farne


Viaggiare sui mezzi pubblici agli orari delle scuole è un delirio.
Specie quando ormai si scrive "skuola" con la K, tanto per sembrare moderni, tanto per avvivinarsi a uno dei tanti cliché, come le gomme da masticare che, così, ruminate, fanno sembrare tutti dei piccoli Ace Ventura, come l'obbligo (che, grazie a Dio!, se ne sta andando) di mostrare l'ombelico anche quando ci sono cinquanta chili di troppo.
E le bestemmie. Quante, ma quante ne ho sentite gridare nel mio ultimo viaggio in pullman, quasi fossero un intercalare.

Qui mi fermo. Ho bisogno di pensare.
Proprio poco tempo fa ho affrontato, provocatoriamente, il tema del rapporto insegnanti-alunni, dalla parte degli alunni. Ora mi sembra doveroso una piccola difesa del ramo insegnanti: ma vi rendete conto, dico io, di che studenti ci si trova davanti?

Non amo generalizzare, ma piccoli amici liceali mi hanno parlato di discriminazioni, ben diverse dalle solite da tappo-stangona, sottiletta-hamburger. Basta guardare la tivù in questi giorni per accorgersi che l'allarme del bullismo divampa, e dilaga ovunque, accordando questi due termini opposti: insomma, pare incontrollabile. Famiglie intere che si mettono le mani tra i capelli, ma non sul figlio, neanche quando servirebbe almeno un bel ceffone verbale, insegnanti che tentennano il capo con disgusto.

E il disgusto viene davvero, quando oltre la metà delle intervistate tra le liceali afferma di preferire il maschio bullo, scapestrato, ignorante.
Ma il disgusto deve finire, presto, riflettendo che queste manifestazioni sono forse un semplice grido d'aiuto, una richiesta d'attenzione a cui nessuno osa rispondere.

Perché? Semplice: è scomodo rispondere e provare a restituire ai propri figli o studenti ideali che nemmeno noi ci sentiamo più di ostentare, perché minoritari.

Detto questo, la via sembra un vicolo cieco, dove ci troviamo due segnali di senso unico in versi opposti, che ci costringono a restare fermi, immobili. Guardare e disgutarci, quindi? Non credo, non voglio e non posso crederci.

E' meglio imparare ad alzarsi da quella cattedra che ci si è meritati, e girarvi attorno. I ragazzi hanno forse ottenuto la loro terra promessa, ma non hanno più con chi parlarne e con chi condividerla.

ScribereAude!

giovedì 16 novembre 2006

Regalare un libro non è trendy


M'è capitato, proprio di recente, di essere a casa di amici per cena e, tra una forchettata e l'altra di maccheroni, parlare di un possibile regalo per una ragazzina. Così, con tutta l'innocenza che qualche volta mi si addice, ho subito proposto di ripiegare su un libro che, anche se già posseduto, è sempre un regalo intelligente.

Gli amici mi hanno domandato perché. Come perchè? Speravo di potermi esimere, almeno una volta, dal citare i grandi della letteratura, ma - costretta - sono uscita con queste parole: "Nessun vascello c'è che come un libro possa portarci in contrade lontane". Lo diceva Emily Dickinson, non la prima scrittorucola da bancarella, non so se rendo l'idea!
In più, iniziare un bambino alla conoscenza di un mondo nuovo è un'opera educativa ed edificante anche per chi, come noi adulti, si prende la briga di scegliere un titolo piuttosto che un altro.

Invece, niente, i miei amici hanno tentennato la testa, come se un'enorme pigna di libri schiacciasse le loro vertebre cervicali. A niente è valso ricordare che tutti, da bambini, abbiamo ricevuto dei libri che hanno smosso i nostri piccoli cuori, rubandoci emozioni. Davvero saremmo gli stessi di oggi, senza quei "Pattini d'argento" o "Il piccolo principe" che troneggiavano sui nostri scaffali, ancora semivuoti?

Con fare quasi paternalistico, mi è poi stato spiegato che i bambini di oggi non vogliono affatto piangere sui classici, né divertirsi con libretti moderni che avvicinino alla scrittura. Meglio, molto meglio, regalare un gioco per la Playstation o una giacca di D&G che durerà sì e no una stagione.

Qui, tutta la mia buona volontà di starmene zitta e tranquilla è stata abbandonata. Con un po' di provocazione, ho provato dunque a chiedere cosa si sarebbe salvato di quella giacca, di quel gioco, da lì a un anno? Niente, mi hanno risposto, ma erano sempre arroccati sulle loro posizioni di persone iper-trendy, al passo coi tempi.

Scusate: di quali tempi stiamo parlando? Di un presente che in realtà sta sempre dando più importanza alla cultura, o di un nuovo medioevo vestito da Dior e Prada? Gli amici non hanno risposto, ma hanno deviato, parlando della loro giovinezza, quando si erano scambiati sottobanco libri di Prévert con dediche a margine. Quasi mi sono commossa: allora esiste ancora un barlume di ricordo!

Eletrizzata, ho raccontato di quando ho regalato poesie di Eluard (e non sono state capite, ma questo è un dettaglio), Neruda, romanzi imperdibili da confrontare con la propria realtà. Ho aggiunto - ahimé, potevo tacere - che presto regalerò un libro di Hikmet a un uomo che già lo possiede.
Gli amici mi hanno guardata male, hanno domandato il perché di questo mio folle - a detta loro - gesto. Perché? Perché a margine ci saranno le mie parole, all'inizio la mia dedica renderà le poesie di Hikmet non solo sue, ma mie e nostre. La copertina, l'edizione, persino le pagine saranno sfiorate dalle nostre mani. E sono certa che non resterà, questa raccolta, a fare muffa in libreria.

Ma che c'entra Hikmet con la mia vita? E' stupido cercare di conquistare un uomo con una raccolta di poesie che ha già letto. Non concordo con questa loro profezia - o maledizione? -: la mia storia potrebbe entrare nella storia di Hikmet, perché "il mondo è fatto per finire in un bel libro", e lo dico con Mallarmé che mi sostiene.

Per concludere, io continuerò a cercare l'edizione preferita delle poesie di Hikmet. Quanto agli amici, andranno in un outlet per trovare un maglioncino di D&G che si adatti al fisico non proprio longilineo della bambina, continueranno a pensare che "il libro è l'oppio dell'Occidente", ma lo diranno con altre parole, perché di certo ignorano chi sia Anatole France, troppo poco trendy per affiancare Vogue.

ScribereAude!

venerdì 10 novembre 2006

Appello ai cari compagni estinti: tornate ai vostri blog!


Proprio in questi giorni, mi sono ritagliata un poco di tempo per tornare a far visita ai miei blog preferiti, lasciare commenti, spulciare gli ultimi post e soprattutto godermi qualche bel racconto e qualche poesia che, per quanto faticosamente, si trovano talvolta online.

Il risultato è stato uno solo: dramma.
I miei blog preferiti - parlo soprattutto di blog con un passato quasi veterotestamentario - sono quasi tutti in standby, con la bella colonnina dei link che rimpiange un aggiornamento, post datati a giorni e giorni fa, quando addirittura non si risale a settimane e mesi indietro!

All'inizio, ho cercato di rassicurarmi: forse è un caso isolato, forse solo X e Y sono addirittura arrivati a cancellare tutti i loro spazi web, o forse è momento di stasi... Si sa, tutti i bravi scrittori sono frenati dal tempo che manca, dal lavoro che incombe...

E che dire allora degli amici che tenevano un blog come diario? Forse che hanno smesso di vivere? No, il dramma che si sta consumando davanti ai miei e, permettetemi, anche vostri occhi è un altro: si sta smettendo di condividere.

Ditemi: quanti blog sono attualmente aggiornati? Quanti contano una presenza costante [per costante non intendo quotidiana, ma una presenza che confermi le abitudini dei singoli blogger], dopo i primi giorni di euforia? Si sa, aprire un blog è facile e sembra stimolante l'idea, ma la difficoltà è proseguire, scavare nella memoria e nella fantasia, o scavare in noi stessi per riuscire ad esternare ciò che ci tocca o addirittura ci attraversa.

Senz'altro la presenza o meno di un pubblico fedele può incidere sulla spinta individuale: io stessa, lo ammetto, trovo difficile ripartire da zero, quando in genere sugli altri blog posso godere della presenza incondizionata di un drappello eccezionale di commentatori (ma proprio per questo ho deciso di ripartire da zero, senza pubblicità).

Bando alla mia esperienza personale, dunque, ditemi, cos'è questa stasi generale? Avete notato anche voi?

Nel congedarmi, lascio una massima di un grande scrittore latino che senz'altro sconfigge la scusa che più spesso adduciamo per il nostro "non poter scrivere":

"Rispondo con un certo ritardo alle tue lettere, ma non perché sono tutto preso dalle mie occupazioni. Bada di non porgere l'orecchio a scuse di questo genere: il tempo non mi manca e tutti ne hanno, purché lo vogliano. Gli impegni non inseguono nessuno: sono gli uomini che vi si aggrappano e ritengono che essi siano una dimostrazione di felicità" (Seneca)

Lasciatemelo dire: non vogliamo. Il tempo davvero si trova, se scrivere è respirare.
ScribereAude!


Photo: Pavel Krukov

lunedì 6 novembre 2006

Avventura estrema: sopravvivere alla giungla dei bagni pubblici


Chiunque per lavoro o per studio si trovi a stare fuori casa per almeno le ore di luce, il bagno pubblico diventa un obbligo morale e fisico, ma anche un incubo.
A cominciare, le code chilometriche al bagno delle donne: signore e signorine, ma per rifarsi il trucco non ci si può tirare mezzo metro più avanti e così non ingolfare il traffico di avventrici? In fondo, un centimetro di specchio - quando c'è - si può sempre condividere fraternamente, ma forse si pensa sempre che quando il bisogno impelle, c'è sempre la toilette maschile: vuota e quasi deserta.

Il vero punto su cui vorrei focalizzare, però, è un altro: le condizioni dei bagni pubblici. Gli unici che in tutta la mia vita ho trovato veramente degni di lode, sono stati quelli degli Uffizi, del Louvre o di Montecarlo, dove però devi depositare 2,50€ al tuo ingresso. La pulizia, a mio parere, però non ha prezzo: ben vengano i bagni a pagamento (non guasterebbe se più economici), purché mi sia garantita una statistica inferiore allo 0,01% di possibilità di contrarre tetano e chissà quali malattie veneree.
Qualcuno potrà obiettare che le imprese di pulizia passano di tanto in tanto, non possono trasformarsi in Viakal viventi.
Nessuno pretenderebbe questo: occorre invece fare appello alla coscienza comune.

Tu, simpatico/a cliente del bagno pubblico, è inutile che fuori fai lo schizzinoso se trovi una macchietta sulla tazzina del caffé e poi, dentro alle quattro mura del bagno, scateni tutte le tue più furibonde disattenzioni! Va bene la libertà, siamo in un bel Paese democratico, ma personalmente vorrei poter avere anch'io la libertà di entrare in un bagno senza arrotolare i pantaloni fino al ginocchio, come se stessi passando in una palude, e non dover usare ogni volta duecento fazzoletti di carta per rimuovere gli "amabili resti" del disattento/a che mi ha preceduta.

In fondo ci si può sempre lavare le mani.
Ah, dimenticavo, quando c'è il sapone?

ScribereAude!
e forza, un po' di rispetto...


Photo: Jean-Sebastien Monzani

lunedì 30 ottobre 2006

Maestra, mi dai il buon esempio?


"La scuola collabora alla formazione di mio figlio".
Signori e signori, siamo davanti a uno dei più grandi preconcetti, per non parlare di illusioni, che derivano da una buona tradizione ottocentesca, dove la crescita culturale - che spesso confondiamo con intellettuale - è affidata al precettore prima, e al corpus docenti oggi.

La domanda sorge spontanea: a quale equipe affidiamo, dunque, i nostri figli? Con i genitori sempre più lontani da casa, vuoi per seri motivi di lavoro, vuoi per un'improrogabile torneo di golf, vuoi per una fondamentale seduta dall'estetista, è normale e, anzi, auspicabile accertarsi che i propri figli siano al sicuro, in mezzo a gente magari più equilibrata di noi che impartisce quell' ABC e lo condisce in mille salse diverse. Vorremmo, insomma, poter sperare che quelle cinque, sei, sette o otto ore di lezione al giorno possano formare un essere tutto d'un pezzo, che sappia chi era Pirro, mi dica le province del Molise che non si considerano mai, e anche le tabelline, ma soprattutto che cresca felice, sereno, con un bagaglio di ricordi che vadano oltre il semplice libro di testo.

Forse con il buon ricordo della maestrina di "Cuore", ci auguriamo che i nostri figli siano felici quando, ogni mattina, s'incamminano oltre quell'area off-limits che è rappresentata dal portone scolastico. Zaino alla mano, grembiule sempre un po' storto da un lato - e non capiamo perché resta sempre così, ma sono tanto carini con la loro imprecisione! -, e le labbra che, annusandole bene, sanno ancora di nutella.

Il problema più grosso è che davvero quella zona è fuori dalla nostra portata, e non tutto i bambini raccontano. Ad esempio, sentivo il caso di una bambina, nella mia città, che ha deliziato i genitori con questa scenetta. La sua maestra sta cercando di smettere di fumare e, per questo motivo, non riesce a trattenere il nervosismo che le permette di leggere Roma per Toma alla lavagna, aggredire tutti e, ogni tanto, uscire con affettuosi improperi. Quando arriva al culmine, racconta cosa fa o non fa con il suo superdotato fidanzato a cui - senti senti - afferma di tirar giù i pantaloni. Poi, evidentemente soddisfatta per la perfetta descrizione, afferra una delle sue cicche anti-fumo ed esce a "fumare", come dice lei, tra risatine e imbarazzi generali.

Ora, ditemi, siamo in un paese che si vuol tanto affermare come civilizzato, democratico, liberalizzato, culturalizzato, ma non è forse questa una forma di arretrata ignoranza?


ScribereAude!
oggi contro i maestri e i professori, presto però disposta a passare dall'altra parte della cattedra e cambiare prospettiva...

giovedì 26 ottobre 2006

Personal-Mente


Mi hanno chiamata egocentrica. Sissignori, mi hanno chiamata egocentrica a gran voce, solo perché ho pensato di fondare un terzo blog, dove affrontare critiche e argomenti all'ordine del giorno, dove provare a constatare - con il vostro aiuto - fino a che punto bisogna spingersi a fondo per trovare verità negli stereotipi. Mi hanno anche chiamata presuntuosa.Chi sono io, in fondo, per venire a dire come la penso su X e Y? Risposta: sono un essere pensante, media statura, medio peso, medio cervello, media cultura. Non sono la paladina della giustizia, ma senz'altro la paladina della mia Mente, una personal-Mente. Egocentrica e presuntuosa: forse ignoravano il piacere che dalle orecchie passava ai miei centri nervosi: "La critica, come la carità, dovrebbe cominciare a casa propria" diceva Forbes. E io mi rimetto al suo potere della parola, per propiziare quest'inizio mio, completamente mio.


E da qui, signori e signore, presto muoveremo i primi passi.

Intanto, buona giornata e buon weekend



Photo: Nejat Talas

sabato 14 ottobre 2006

Alla ricerca di talento erotico


A chiunque sarà capitato, navigando di blog in blog, di imbattersi in fantasiose poesie o rocamboleschi racconti erotici. Ben venga: nella nostra epoca - grazie a Dio! - non siamo più imbrigliati da norme di composizione come nel Medioevo, né da mecenati vogliosi che imponevano tematiche e storie. Siamo finalmente nell'era del qualunquismo letterario, dove ci si sforza per essere "originali" a tutti i costi.
Naturalmente, nei blog, gli aspiranti scrittori hanno il forte limite di concentrare i loro pensieri in una paginetta o due che, normalmente, verranno lette solo se l'incipit e il titolo saranno abbastanza persuasivi da superare altri articoli concorrenti. M'è personalmente capitato di essere completamente fraintesa, solo perché molti "lettori" - perdonatemi, ma davvero voglio sperare che non siano andati oltre la prima riga del mio scritto! - si sono lasciati intrippare da una bella fotografia di nudo e da un titolo intrigante. Da qui, una serie di commenti che preferisco non ripetere sulle forme prorompenti della signorina o sul mio blog che appariva "carino" - quale bontà d'animo! - solo per la parte visiva.
Mettiamo pure che l'immagine giochi un ruolo decisivo nel catturare l'attenzione. Ma veniamo ora ai contenuti: come nel caso del titolo e dell'immagine, uno dei temi senz'altro più gettonati è il racconto erotico. E qui arriva il primo incrocio: scrittori bravi, scrittorucoli, aspiranti pornografici, e i frustrati. Non amo generalizzare, ma senz'altro queste sono le quattro categorie più affermate.
Sugli scrittori bravi, sì, c'è poco da dire: sanno davvero coinvolgere in quel clima, rosso di passione, che hanno scelto per le loro storie o i loro versi. Comunicano tutte le emozioni che hanno provato sulla loro pelle e, concedetemelo, sotto la loro pelle: sensazioni tattili, visive, persino il gusto! E magari tutto avvolto in qualche inusitata metafora che sa raffinare tutto il racconto e farlo passare da semplice resoconto a prezioso spazio letterario. E mi sento di ringraziarli, con tutta la mia sincerità.
Per quanto riguarda gli altri tre aspiranti-erotici, bisogna notare come tutti, molto spesso, si riflettano l'uno nell'altro. Lo scrittorucolo, spesso, sceglie il porno per cercare di sentirsi dire "bravo/a, complimenti" da una banda di commentatori avventati che pensano: questo/a non sa scrivere, ma almeno la sua vita sessuale, beh, merita! Al contrario, parliamoci chiaro: quale bisogno avrebbe un personaggio simile di sbandierare ai quattro venti i suoi preliminari e il suo rapporto più o meno soddisfacente? Innanzitutto, non per scrivere un racconto di qualche valore letterario: prima l'ho toccata qui, poi lei mi ha morso là... Insomma, le liste della spesa non piacciono a nessuno. Escludo con ogni sicurezza che ci sia una vena auto-ironica; per cui, non resta che pensare che sia una sorta di "diario web", come effettivamente il blog dovrebbe essere. Dunque, ragazzi e ragazze, uomini e donne, ma ci pensate che verrete bollati dai vostri lettori come "quello che lo fa a testa in giù" o simili? Contenti loro...
Touché, arrivamo al meglio: ai pornografici-frustrati che probabilmente non hanno mai fatto ciò di cui pretendono di parlare. Parlare?, che dico, disquisire, argomentare, cercando di difendere delle imprese rocambolesche che nemmeno un campione di body-building con una ginnasta artistica di fama mondiale potrebbero fare! E questi, lasciatemelo dire, sono senz'altro i più divertenti, loro malgrado. Non si possono prendere sul serio, ma neanche commentare!
A questo punto, mi accorgo di essermi già dilungata oltre. Concludo con un consiglio personale: prima di cliccare su quel drammatico e definitivo tasto "pubblica" di Tiscali, occorre un breve esame di coscienza e, se non c'è talento erotico, si può sempre tornare indietro e cancellare.

Scribere Aude! contro la congerie di cattivi scrittori erotici