
M'è capitato, proprio di recente, di essere a casa di amici per cena e, tra una forchettata e l'altra di maccheroni, parlare di un possibile regalo per una ragazzina. Così, con tutta l'innocenza che qualche volta mi si addice, ho subito proposto di ripiegare su un libro che, anche se già posseduto, è sempre un regalo intelligente.
Gli amici mi hanno domandato perché. Come perchè? Speravo di potermi esimere, almeno una volta, dal citare i grandi della letteratura, ma - costretta - sono uscita con queste parole: "Nessun vascello c'è che come un libro possa portarci in contrade lontane". Lo diceva Emily Dickinson, non la prima scrittorucola da bancarella, non so se rendo l'idea!
In più, iniziare un bambino alla conoscenza di un mondo nuovo è un'opera educativa ed edificante anche per chi, come noi adulti, si prende la briga di scegliere un titolo piuttosto che un altro.
Invece, niente, i miei amici hanno tentennato la testa, come se un'enorme pigna di libri schiacciasse le loro vertebre cervicali. A niente è valso ricordare che tutti, da bambini, abbiamo ricevuto dei libri che hanno smosso i nostri piccoli cuori, rubandoci emozioni. Davvero saremmo gli stessi di oggi, senza quei "Pattini d'argento" o "Il piccolo principe" che troneggiavano sui nostri scaffali, ancora semivuoti?
Con fare quasi paternalistico, mi è poi stato spiegato che i bambini di oggi non vogliono affatto piangere sui classici, né divertirsi con libretti moderni che avvicinino alla scrittura. Meglio, molto meglio, regalare un gioco per la Playstation o una giacca di D&G che durerà sì e no una stagione.
Qui, tutta la mia buona volontà di starmene zitta e tranquilla è stata abbandonata. Con un po' di provocazione, ho provato dunque a chiedere cosa si sarebbe salvato di quella giacca, di quel gioco, da lì a un anno? Niente, mi hanno risposto, ma erano sempre arroccati sulle loro posizioni di persone iper-trendy, al passo coi tempi.
Scusate: di quali tempi stiamo parlando? Di un presente che in realtà sta sempre dando più importanza alla cultura, o di un nuovo medioevo vestito da Dior e Prada? Gli amici non hanno risposto, ma hanno deviato, parlando della loro giovinezza, quando si erano scambiati sottobanco libri di Prévert con dediche a margine. Quasi mi sono commossa: allora esiste ancora un barlume di ricordo!
Eletrizzata, ho raccontato di quando ho regalato poesie di Eluard (e non sono state capite, ma questo è un dettaglio), Neruda, romanzi imperdibili da confrontare con la propria realtà. Ho aggiunto - ahimé, potevo tacere - che presto regalerò un libro di Hikmet a un uomo che già lo possiede.
Gli amici mi hanno guardata male, hanno domandato il perché di questo mio folle - a detta loro - gesto. Perché? Perché a margine ci saranno le mie parole, all'inizio la mia dedica renderà le poesie di Hikmet non solo sue, ma mie e nostre. La copertina, l'edizione, persino le pagine saranno sfiorate dalle nostre mani. E sono certa che non resterà, questa raccolta, a fare muffa in libreria.
Ma che c'entra Hikmet con la mia vita? E' stupido cercare di conquistare un uomo con una raccolta di poesie che ha già letto. Non concordo con questa loro profezia - o maledizione? -: la mia storia potrebbe entrare nella storia di Hikmet, perché "il mondo è fatto per finire in un bel libro", e lo dico con Mallarmé che mi sostiene.
Per concludere, io continuerò a cercare l'edizione preferita delle poesie di Hikmet. Quanto agli amici, andranno in un outlet per trovare un maglioncino di D&G che si adatti al fisico non proprio longilineo della bambina, continueranno a pensare che "il libro è l'oppio dell'Occidente", ma lo diranno con altre parole, perché di certo ignorano chi sia Anatole France, troppo poco trendy per affiancare Vogue.
ScribereAude!