lunedì 12 novembre 2007

Non è mai come sembra


Non so se sono io a incorrere in film dalla trama contorta e amara, o se la tendenza degli ultimi vent'anni propone questi colpi di scena pieni di dubbio.
Ieri sera, stanca di sottrarmi alla televisione, ho guardato su Rete 4
The life of David Gale, interpretato da Kate Winslet e Kevin Spacey. Qualche settimana fa, al cinema, mi sono lasciata coinvolgere da Perfect Strangers, ultimo film che vede come coprotagonista Bruce Willis.
Questi sono solo due titoli, tra tutti quelli che potreste aiutarmi ad aggiungere, che prevedono un finale inaspettato, spiazzante, e giustamente sospeso. Sempre - e dico sempre - si ripresenta quell'amarezza che già noi spettatori attenti avevamo provato con Basic Instinct, quando il fotogramma finale propone il punteruolo che tutti quanti avevamo considereato archiviato a metà film.
Non sono una critica cinematografica, ma è piuttosto palese che queste pellicole tendano a presentare una situazione che, col finale, non si scioglie affatto, ma si ingarbuglia - passatemi la metafora trita e ritrita -. In particolare, in questi ultimi il messaggio implicito sembra essere: la Giustizia con la G maiuscola non esiste, oppure la verità non è mai quella che sembra, ma è molteplice, o ancora viviamo d'apparenze.
Insomma, tutti temi già sentiti e non sconvolgenti, ma sono sintomatici di un'epoca in cui non si vogliono certezze, basta il retrogusto acido di vagare su uno spago usurato.

Scribere Aude
Voi che ne pensate??? Dopo tanto silenzio, rieccomi

lunedì 24 settembre 2007

Noi che vogliamo la poesia



Il recente post di Anathea su Alda Merini mi ha offerto l'occasione per un paio di riflessioni che già da tempo volevo mettere su carta, ma l'indolenza ha sempre rimandato questo momento.


Proprio qualche giorno fa anch'io ho presenziato a Milano a una conferenza tenuta dalla cara Alda, a proposito del nuovo libro S. Francesco, tanto pubblicizzato - e meritatamente - sui quotidiani in questo periodo. Incuriosita dalla sua personalità e dalla sua capacità di creare una comunicazione spiccia ma anche tanto saggia con gli ascoltatori, ho infilato uno dei miei tailleur più eleganti e provocanti e ho varcato la sala conferenze. Ragazzi, che dire?!
Non sono solitamente snob in fatto di cultura, né ritengo che ci siano "classi sociali" da escludere da simili incontri - anzi! - ma in questo caso sono rimasta davvero senza parole. Non subito, certo, perché altrimenti mi sarei spostata per trovare un posto dove si sentisse la voce di Alda, e non quella della mia simpatica vicina di posto... Ma andiamo con calma. Nella sala gremita, riesco a trovare una sedia libera, in fondo, ma abbastanza esterna per riuscire a vedere il tavolo dei conferenzieri, in lontananza. Sempre meglio di niente, mi rinfranco, aggiustandomi sulla sedia e preparando i miei libri di Alda in bella vista.
Lo so, può sembrare esibizionismo mettersi a leggere i testi dell'autore in questione, ma è sempre stata una mia abitudine, a cui sono particolarmente affezionata. Dunque, comincio a leggere con attenzione i versi più amati della poetessa milanese, quando la mia vicina, una signora sulla cinquantina a cui non avevo dato altro che un'occhiata e un saluto gentile, estrae da una borsina di plastica un libretto. Forse per la sonora gomitata che mi ha assestato durante le sue evoluzioni - eravamo tutti strettini - o forse perché il chiasso dell'uditorio non mi permetteva concentrazione, ho gettato uno sguardo curioso su quella copertina gialla che la mia vicina esibiva vittoriosamente all'amica di fianco. E che vedo? Uno di quegli insulsi banali ingenui falsi ridicolissimi libretti con i pensieri "angelici" da pescare a caso, di giorno in giorno! Con una certa incredulità, mi sono accorta che la mia vicina nemmeno sapeva chi fosse Alda Merini, ma tutti venivano, e allora s'è aggiunta anche lei! Diceva che le stava già antipatica per il suo ritardo, e che proprio non capiva come sarebbe rimasta seduta per oltre un'ora su queste panche che ... fanno male al culo... E vabbè, la mia vicina era Miss Finezza? Dovevate invece sentire come declamava le sue frasette da due soldi, gli incoraggiamenti "angelici" che poi andava a controllare in una legenda iniziale con colori diversi che fortunatamente non so a che alludessero.
Allibita, continuavo a chiedermi come avrebbe reagito alla Merini, e presto l'ho scoperto. Dopo la canonica mezz'ora di ritardo, quando Alda ha cominciato a parlare, sono bastate poche frasi perché la cara signora si congedasse in uno sciabordio di sciarpe, borse e sbuffi. L'unico suo ricordo? Il mio piede dolorante per il suo passaggio non indolore.
Scribere Aude!
cosa chiedevo, in fondo? Un po' di pace...
Photo con l'omaggio a Alda Merini

sabato 1 settembre 2007

Torneremo all'Antica Roma di orge e baccanali?


Ho sempre odiato le polemiche astratte, prive di dati di fatto. Proprio per questo, vi racconto una stramba scenetta in cui mi sono imbattuta circa un mese fa. Ero di passaggio al solito centro commerciale di cui preferisco non fare il nome per evitare pubblicità - positive per i voyeur e negative per i pudici – a metà pomeriggio, in una di quelle giornate particolarmente afose di inizio agosto. Come sempre, per una qualche stella fortunata che veglia sulla salute della mia macchina senza condizionatore, riesco a trovare un posto libero in una delle rare aree ombrose e, con una certa attenzione a non perdere il posto, mi avventuro verso i miei due o tre metri di frescura. Pochi, è vero, ma non sono l’unica ad amare quei dieci o poco più posti segnati attorno a una siepe, alta più o meno due metri, sovrastata qua e là da spogli ma utilissimi alberelli. Dunque, notate che la siepe non disegna uno di quei quadrati dove, infilandosi in mezzo, si è in un locus amoenus lontano dal mondo. Al contrario, ogni lato della siepe è ben visibile o dal parcheggio o dalla trafficatissima statale.
Dicevo che stavo per parcheggiare, quando un paio di posti oltre il mio sono incappata in questi due ragazzi – al massimo lei avrà avuto sedici anni – giù dalla macchina, in una strana e ambigua posizione. Ho sorriso, al pensiero della mia mente traviata dal caldo, che subito s’era immaginata chissà quale sozzeria, ben difficile da commettere in pieno parcheggio, alle cinque del pomeriggio, quando tutti passavano di lì e invece… Invece avevo ragione! Con enorme stupore, i loro visi arrossati e le pudende al vento – anzi, non al vento perché impegnate in immani sforzi – i cari e simpatici esibizionisti avevano deciso di dare sfogo alla propria libido, forse accresciuta dal pensiero di essere scoperti. Lì per lì, il dubbio se parcheggiare o cambiare area m’è venuto, ma è stato un secondo di inevitabile confusione: cambiare posto io, per loro? Mai e poi mai!
Con nonchalance, ho parcheggiato e rimosso il frontalino dell’autoradio, chiedendomi perché continuasse a suonare. Ah, no, non era l’autoradio, ma i vicini pure fragorosi… Me ne sono andata con un’occhiata tra il sarcastico e lo schifato, quasi tentata a suggerire ai deliziosi pornostar di spostarsi.
Sia chiaro, non ne faccio una questione di moralismo bacchettone, ma una semplice e pura problematica di buongusto e di morale. Con tutti i posti che ci sono, anfratti, grotte o semplici campi di mais in questo periodo, proprio sull’afoso e maleodorante asfalto del parcheggio dovevano provare il kamasutra?
Eppoi, ragazzi, manco farlo apposta, sono partita per un paio di giorni di riposo al mare e, mentre ero di passaggio al porto per una bella spesa di pesce, che accade? Vedo la stessa identica scena – su una barca? Direte voi – no, in piena luce, a mezzogiorno, su una delle banchine del porto. Una delle meno frequentate, s’intende, ma perfettamente visibile da ogni altro punto.
Da un lato, non faccio che ripetermi che forse erano allucinazioni della mia mente sudata – prima per via della macchina senza condizionatore, ora del sole a picco del mezzogiorno – e, credetemi, vorrei tanto che fosse così. Mi sentirei senza dubbio meno amareggiata.
Scribere Aude
PS - e non diciamo "so' ragazzi..." perchè lo siamo stati tutti...

domenica 26 agosto 2007

Casco anch'io nel gioco! :)

Finalmente, come promesso a Perlina Vichinga e a molti altri, arrivo a trovare qualche minuto per scrivere come mai, qui, il mio nickname è "Scribere Aude" e cosa rappresenta per me... Spero che riusciate a decifrare la mia grafia: per una migliore lettura, invito tutti a cliccare sulla foto per un ingrandimento.

Buona giornata
ScribereAude

mercoledì 15 agosto 2007

Una festa che non sento: Ferragosto


Temo proprio di essere sulla retta via - anzi, su una superstrada- per arrivare al precoce invecchiamento neurologico: oggi, Ferragosto, non faccio che contare i minuti che mancano per arrivare a domani! Mentre tutti festeggiano - e penso proprio che presto acculturerò la mia ignoranza con una bella ricerca sull'origine del nome "Ferragosto" -, io sono qui a pulire casa con tutti gli strumenti del caso, e sembrano più le pulizie di Pasqua con tanto di bicchieri di cristallo a bagno nel lavandino
Solo questi due anni sono stati dei Ferragosto terribili; prima, Ferragosto era un giorno di mare come un altro, un giorno di vacanza da passare in spiaggia, forse sgomitando più del solito per trovare un posto al sole. L'anno scorso, per puri motivi organizzativi, ero partita prima, e così non era rimasto che raccogliere l'unica amica rimasta in Pianura Padana e provare a girare per la città, in cerca di un qualunque posto dove mangiare. Dopo aver allegramente parcheggiato in centro, dove nemmeno lunedì notte trovi un posteggio, ci siamo avventurate per le strade deserte. Mancavano solo quattro o cinque cowboys arrabbiati dietro l'angolo per fare di questa città una location per un western all'italiana: una brezza afosa alzava una polverina simile a sabbia del Sahara, le temperature non erano tanto diverse, e solo le persiane di qualche distratto inquilino sbattevano, stile ante di saloon.
Allibite, ci sono servite due ore - e dico due! - per trovare una specie di bettola-bar che ci ha sfamate in abbondanza, visto che eravamo gli unici avventori del locale (e non stento a crederlo).
Insomma, dopo un'esperienza simile, mi sono ripromessa di non tentare mai più la sorte in un Ferragosto così triste dove al massimo becchi una manciata di giapponesi che fotografano la città deserta. E non stento a credere che i ladri abbiano via libera in giorni simili! Persino Fantozzi la farebbe franca
Così, quest'anno Ferragosto a casa, ma proprio in casa, con tanto di parenti a pranzo e forno acceso - si salvi chi può! - per un paio di portate degne di una festa
Già, ma che festa?

Voi come la vivete? Qualcuno soprattutto gira il blog anche oggi
ScribereAude

sabato 11 agosto 2007

Proposta per il periodo estivo... il Blogger vacanziero che programma

Sarà che di blog sono quasi assatanata, sarà che non ce la faccio a starci lontana troppe ore, sarà che in questi giorni di forzata permanenza in pianura c'è bisogno di un po' di aria diversa e di condivisione ma... la moria del blog "chiuso per ferie" mette una tristezza a chi resta da far chiudere gli occhietti già sfiancati dall'afa.
Capisco gli amici che hanno una gran voglia di festeggiare la partenza e giustamente allegano foto con curve pericolose sotto l'ombrellone, mare cristallino, cocktails serviti da schiavetti ultrapalestrati, microcostumi appoggiati a fisici statuari, e ancora mare mare mare - mi concentro sul mare per passione personale, ma la montagna non è da meno... Ecco meno costumi, quello sì, per ovvi motivi -. Li capisco, voglio sottolinearlo, ma per chi resta è un vero strazio!, è la carota davanti all'asino per farlo correre ad alzarsi ogni mattina lo stesso per andare al lavoro, arrivare a sera e dire "guardo i blog dei miei amici", ma i blog per ovvi motivi di distanza non sono aggiornati, e dunque ci si strugge davanti alle loro partenze, o si lasciano accorati messaggi di invidia e auguri (sempre invidiosi, neh?, non facciamo i buonisti).

La soluzione invece è dietro l'angolo e non la vediamo proprio. Direte: andare anche noi in vacanza? Certo, questa possibilità c'è e speriamo prima o poi di metterla in pratica, ma nel frattempo... Quel che propongo io è una nuova idea per un blog: poter postare articoli a distanza. Bella forza? L'hanno già inventato? No, non intendo ore interminabili a internet-point che non accettano di farti scaricare i tuoi files dalla chiavetta usb, né salassi di umts, o chissà quale altro ritrovato da drogato di blog, ma un'opzione sulla piattaforma che permetta al blogger prolifico di turno di preparare con tutta calma, a casa propria, i post per il periodo di vacanza e già stabilire il giorno in cui l'articolo verrà pubblicato, e magari anche l'ora. Il lato negativo è che un simile blog-organizer non è sempre aggiornato con gli spassosissimi eventi del blog in vacanza, ma è pur sempre un contentino per scrittore e lettore. Comodo, pratico e rapidissimo, senza meccanismi scervellotici e nervosismi da tempo perso: ecco come lo vorrei.

E voi? Lo pensate possibile o non vi interessa???
ScribereAude

domenica 5 agosto 2007

Mi ero proprio ripetuta... resisti!, ma la sindrome saldi...

C'è qualcosa che l'estate - sempre - porta con sé: e non sto parlando della solita afa in pianura, delle frotte di tedeschi che scendono con lo stuolo di figli biondi quasi clonati a carico. No, signori miei, c'è qualcosa di peggio, un'infezione che già da maggio spinge soprattutto il pubblico femminile - ma non solo, ammettetelo! - a passeggiare con accurata nonchalance davanti alle vetrine, per prepararsi all'avvento di luglio...

Luglio, i primi di luglio, quei giorni torridi che non fanno niente per trattenere amabili passeggiatori che fanno "un giro in centro", quelli che s'inventano un'improvvisa storta alla caviglia per abbassarsi a controllare da vicino - vista permettendo - il prezzo di quel bellissimo trench quasi irraggiungibile! E se il prezzo è appena appena accessibile, ecco che la caviglia è dimenticata, la mano corre al portafoglio quasi per accertarsi della sua rassicurante presenza e... via!, dentro a pregare perché ci sia la fantomatica taglia...

E parliamoci chiaro, ad essere quasi sempre deluse ci sono le taglie medie, quelle che il negozio normalmente tiene in maggiori quantità. In questo, sono una campionessa: da buona taglia 40/42 non faccio che oscillare tra espositori che mi propongono una 46 o una 38 e, per assurdo, comincio a maledirmi per non essere ultra-secca o grassa (lo dico con rispetto, visto il mio metro e sessantatré, non critico la taglia in sè).

La cosa più divertente in assoluto, in questa accozzaglia di tira-tira, è mio, no è tuo, mi fascia i fianchi, è troppo largo, è corto, se tirassi su le spalline... è sempre arrivare agli ultimi giorni di saldi, proprio questi primissimi di agosto, mentre gli stressatissimi commessi preparano intanto la stagione autunno-inverno e se non stai attento rischi che ti impacchettino con la merce resa.
Di solito per mia fortuna o sfortuna non mi trovo mai in città in questo periodo, ma da un paio d'anni a questa parte sono entrata nella schiera delle shopping-dipendenti da ultimi giorni e da offertissime... Ragazzi, violenza allo stato puro! Ieri stavo provando un caftano in vista delle vacanze estive - accessorio imperdibile dell'estate 2007 - e, soddisfatta, stavo rivestendomi, quando vedo una mano dall'aspetto minaccioso che s'infila oltre la tenda del camerino e cerca di rubare dalla gruccia il mio caftano - ultimo con una taglia proponibile. Quasi incredula e spaventata dalla scena stile Psyco, ho sottratto alla mano cieca il vestito, sperando bastasse, ma ecco che la donna comincia a tastare la parete senza pietà, in una matta ricerca del caftano. Faceva quasi pena, poverina. Per qualche minuto ho persino pensato di lasciarglielo, ma non è stato che un frammento di buonismo: si sa, dopo averla vista bene, ho pensato che in quel caftano sarebbe giusto passata una sua gamba e quindi... sono corsa a pagare con gli ultimissimi euro - gli altri erano tutti finiti in altre cinque o sei shopping-bags...

ScribereAude
voi che compratori siete? Saldi-dipendenti? Saldi-entusiasti? o Saldi-indifferenti?


Photo: NIKO GUIDO

martedì 31 luglio 2007

Trasferimento indotto... [o forzato?]


La goccia dal vaso è traboccata. Di che sto parlando? Ma della spendida rivoluzione di Tiscali Blog, che altri?! Dopo mesi di abitudine alla routine di una piattaforma chiara, tanto chiara da portare alle sue pagine simpatici vecchini che - su loro spontanea confidenza - han detto di non essersi mai accostati a internet, ecco che viene a crollare a partire dal 5 di luglio.

Motivo? Migliorie al servizio. Mentre Splinder e Blogspot offrivano da tempo pagine ultra-personalizzabili, non posso negare che noi Tiscaliani avessimo un po' di languorino; sfido chiunque a negare di aver pensato, almeno per qualche momento: finalmente torniamo nel 2007.


I giorni si sono fatte settimane, mentre impazzava la sindrome di astinenza da blog e già i tanti poveri prigionieri dalla volontà del carceriere Tiscali vagavano per il web e trovavano imperdibili articoli che avrebbero voluto commentare, ma, ahimé, non era concesso. Mentre i più innovativi e impazienti tagliavano manette e corda ed emigravano ad altri lidi, i più fedeli hanno provato a motivare il terribile ritardo di Tiscali con un incredibile e colossale goliardico mitologico idilliaco miglioramento tecnologico. Che so io, forse ci aspettavamo tutti quanti un blog che ti ricordasse i tuoi appuntamenti, che ti facesse le unghie mentre leggi gli articoli più pallosi, o che semplicemente avesse una grafica migliore... Utopie, si sono rivelate utopie: dopo il 20 del mese, quando ormai disperavamo, eccoci davanti all'enorme innegabile incontrollabile incomprensibile flop della neo-piattaforma.

Ancora parecchio retrò rispetto ai concorrenti, ecco che simpatici inconvenienti ci facevano scuotere la testa: archivi scomparsi, commenti impossibili o cancellati, interi articoli spariti. E' superfluo specificare il panico che è dilagato, da una serie di maledizioni simili!


In più, ai già provati veterani s'è aggiunta la grafica veramente criticabile: sfondi e colori discutibilissimi, come i bordeaux o verde erba, accostati a immagini di ben poca presa. Senza contare che il codice html non presentava le solite ordinate scalette a cui gli amatori possono accostarsi senza consultare cinque chili di manuale.


Risultato? Una blogger in più che trasloca - io - su queste pagine Di Blogspot. Ho trasferito qui gli articoli più significativi e aggiungo: non se ne può più....


Scribere Aude

lunedì 5 febbraio 2007

Pubblicare o non pubblicare? Questo il dilemma


In libreria, sul bancone delle nuove uscite, si vede veramente di tutto.
M'è accaduto di recente di passare alla libreria, dove di solito entro quando non ho idee precise, ma desidero acquistare un libro. Vi basti che i commessi hanno un grado d'istruzione tale per cui anziché scrivere Novalis, si ostinavano a cercare un tal signor Nobilis che non ha mai pubblicato un libro in vita sua. A parte questo, proprio di recente, hanno toccato il fondo: massima scelta trendy, secondo loro, è stata quella di collocare sul bancone delle ultime uscite i libri in ordine di colore! Sissignore, il colore delle copertine. E' forse superfluo che vi dica quali assurdi vicini di posto hanno avuto alcuni autori?! Di fianco all'ultimo di Philip Roth, la genesi di Hannibal Lecter, solo perché avevano in comunanza una copertina nera, Gomorra di fianco all'ultima fatica mielosa di Danielle Steele e, per finire, una bella biografia di Bruno e Gina Mussolini schiacciata affianco a "Una notte al museo", libro per ragazzi.
Come potete vedere, una serie di spiacevoli compagni di viaggio, senza alcun tipo di divisione per autore/casa editrice/genere... Tutti i normali criteri sono scomparsi, per cosa? Perché anche la libreria è stata invasa dalla tendenza ad essere "fashion" per forza.

Il mio commento è semplice: mah...
Non sono per un idiota pessimismo generale, perché già Leopardi, nelle sue Operette Morali osservava come la quantità di materiale scrittorio surclassasse di gran lunga la qualità. Dopo di lui, tuttavia, ci sono stati i nostri letterarti, i romanzieri, e la letteratura non s'è schiantata come il caro scrittore recanatese aveva previsto. Semplicemente, la letteratura è cambiata: abbiamo visto succedersi Verga, Pirandello, fare a pugni con un Moravia esistenzialista, e litigare di nuovo con un Gadda, e via e via... La letteratura ha continuato a vivere, mutandosi come l'evoluzione stessa ci ha resi un po' meno primati - questo, almeno, in apparenza, ma non addentriamoci...-.

Ora: viene spontaneo domandarsi come non cadere nella depressione letteraria, vedendo al top delle classifiche la vita di Albano Carrisi, o Rivergination della Litizzetto che, con tutta la possibile simpatia, resta simpatica, appunto, e basta. Un tempo erano le barzellette di Totti - dell'entourage di Totti, precisiamo - a svettare, e oggi è il turno di altri... La verità è che gli uomini di oggi, con poco, pochissimo tempo libero, preferiscono divertirsi, non impegnare la mente, a meno che non si tratti dell'ultima fatica di Dan Brown che sicuramente non può mancare dai discorsi con i colleghi, in pausa caffè. Ah, scusate, mi sono sbagliata: parlavo di libri che impegnano il cervello.

E' chiaro che l'ottimismo può derivare da una sola speranza: che gli uomini, accanto alle barzellette di Totti, siano segnati da un particolare eclettismo, e dal loro comodino non manchi mai un buon Dostoevskj. Questa, la mia utopia.

Scribere Aude!
voi che leggete???

domenica 14 gennaio 2007

Parcheggio? E io pago!...


Anno nuovo, vita nuova? Perfetto, nella nostra modesta cittadina - immaginate una cittadina universitaria del nord Italia, stipata di lavoratori e studenti - con il 2007 abbiamo assistito a un rincaro dei prezzi dei parcheggi pari alla duplicazione dell'anno precedente.

Ora, penso che bisognasse aspettarsi una mossa simile.
A monte c'era stato il valente lavoro di ausiliari del traffico incattiviti che, vi giuro, riuscivano a darti una multa se non parcheggiavi nel tempo di Schumacher senza ovviamente uscire una volta dalle strisce.

A ottobre, poi, si vociferava che l'unica area ancora gratuita raggiungibile a piedi - e non solo se sei maratoneta allenato - sarebbe presto diventata a pagamento. Detto, fatto. In men che non si dica, le buche profonde mezzo metro che avrebbero reso felice ogni carroziere sono scomparse, il terreno livellato e le simpatiche strisce colorate del pedaggio hanno fatto la loro comparsa.

Allora noi cittadini ci siamo ribellati e, al colmo di una rivolta generale quale non si scorgeva dai lontani anni degli scioperi scolastici, ecco il libro delle firme: cosa chiedevamo? Che il nostro parcheggio, buche sistemate oppure no, rimanesse libero.
Il comune non ha ascoltato, ma ha cercato di calmare i patemi corali con un bel regalo: vi lascio la pausa-pranzo gratuita in tutti i parcheggi a pagamento! Meglio di niente, direte voi; anch'io l'ho pensata così, finché non mi sono accorta che la generosità era in realtà una manovra economica. Se ci riflettiamo, nella fascia del pranzo, chi può torna a casa e, soprattutto, chi parcheggia si ferma solitamente per il pomeriggio. Quindi, non è difficile immaginare che è una delle fasce orarie certamente meno fruttuose per il comune che, per questo, ha deciso di regalare. Si da, da cosa nasce cosa, dal pranzo si passa allo shopping e dallo shopping al caffé... Risultato? Non paghi la fascia del pranzo, ma quella appena successiva.

Lo ammetto: sul crinale dell'anno, si respirava un'aria migliore.
Città sempre intasata di traffico, parcheggi proibitivi - anche quelli a pagamento - e via via. Una città che aveva quasi raggiunto non la felicità, ma almeno la "pace automobilistica".
Finché... 2007. Scoccata la mezzanotte, ecco che tutto cambia: il parcheggio in centro, quello comodo - se evitiamo di pensare alle uova della pavimentaizone - quello che ti permette "di-fare-un-salto-in-centro-di-notte-senza-che-ti-violentino" mostra in bella vista il cartello: 1,50 €, frazioni di ora comprese! Appena il parcheggiatore mi ha avvertita, forse vedendo che ero una delle pochissime temerarie, e soprattutto l'unica credo al di sotto dei cinquant'anni e semplice studentessa, ecco che mi spiego l'improvviso vuoto della piazza. Piacevole, piacevolissima sorpresa, ma nulla da fare: faccio un rapido conto delle ore di lezione pomeridiane e penso al salasso, poi.

Ora, vorrei rivolgere un paio di accorate parole al comune della mia città, ma anche a tanti altri comuni che si comportano allo stesso modo: anzitutto, vorrei sottolineare che non bisogna cercare di imitare Milano nei suoi lati peggiori - Milano dove un parcheggio sotterraneo in centro m'è costato 26 € per poco più di due ore -. Poi, specificherei che adesso si otterrà il risultato peggiore: tutti emigreranno all'unico parcheggio lasciato gratuito, un piazzale lontano e buio e poco raccomandabile, che ovviamente ha una sola uscita sulla strada più trafficata della città.
Non credete che per questo si comincerà ad usare di più i mezzi pubblici, avanti! Avete nascosto dietro l'ambientalismo e chissà quali altre scuse l'aumento dei prezzi, per riuscire a convincere gli italiani ad usare di meno la macchina. E inquinare di meno. Bello, splendido... Peccato che c'è un autobus ogni ventiminuti e se compri una pizza fa in tempo a diventare gomma americana, prima che rientri a casa!

La cosa triste, in tutto questo, è che qualcuno crede alle belle fandonie, ma gli stessi poi sono i primi a lamentarsi del rincaro. Dunque, se il 2007 è cominciato così, non riesco ad immaginare che porterà il 2008! Questi, i nostri progressi cittadini.


ScribereAude!

e da voi, com'è????