lunedì 24 settembre 2007

Noi che vogliamo la poesia



Il recente post di Anathea su Alda Merini mi ha offerto l'occasione per un paio di riflessioni che già da tempo volevo mettere su carta, ma l'indolenza ha sempre rimandato questo momento.


Proprio qualche giorno fa anch'io ho presenziato a Milano a una conferenza tenuta dalla cara Alda, a proposito del nuovo libro S. Francesco, tanto pubblicizzato - e meritatamente - sui quotidiani in questo periodo. Incuriosita dalla sua personalità e dalla sua capacità di creare una comunicazione spiccia ma anche tanto saggia con gli ascoltatori, ho infilato uno dei miei tailleur più eleganti e provocanti e ho varcato la sala conferenze. Ragazzi, che dire?!
Non sono solitamente snob in fatto di cultura, né ritengo che ci siano "classi sociali" da escludere da simili incontri - anzi! - ma in questo caso sono rimasta davvero senza parole. Non subito, certo, perché altrimenti mi sarei spostata per trovare un posto dove si sentisse la voce di Alda, e non quella della mia simpatica vicina di posto... Ma andiamo con calma. Nella sala gremita, riesco a trovare una sedia libera, in fondo, ma abbastanza esterna per riuscire a vedere il tavolo dei conferenzieri, in lontananza. Sempre meglio di niente, mi rinfranco, aggiustandomi sulla sedia e preparando i miei libri di Alda in bella vista.
Lo so, può sembrare esibizionismo mettersi a leggere i testi dell'autore in questione, ma è sempre stata una mia abitudine, a cui sono particolarmente affezionata. Dunque, comincio a leggere con attenzione i versi più amati della poetessa milanese, quando la mia vicina, una signora sulla cinquantina a cui non avevo dato altro che un'occhiata e un saluto gentile, estrae da una borsina di plastica un libretto. Forse per la sonora gomitata che mi ha assestato durante le sue evoluzioni - eravamo tutti strettini - o forse perché il chiasso dell'uditorio non mi permetteva concentrazione, ho gettato uno sguardo curioso su quella copertina gialla che la mia vicina esibiva vittoriosamente all'amica di fianco. E che vedo? Uno di quegli insulsi banali ingenui falsi ridicolissimi libretti con i pensieri "angelici" da pescare a caso, di giorno in giorno! Con una certa incredulità, mi sono accorta che la mia vicina nemmeno sapeva chi fosse Alda Merini, ma tutti venivano, e allora s'è aggiunta anche lei! Diceva che le stava già antipatica per il suo ritardo, e che proprio non capiva come sarebbe rimasta seduta per oltre un'ora su queste panche che ... fanno male al culo... E vabbè, la mia vicina era Miss Finezza? Dovevate invece sentire come declamava le sue frasette da due soldi, gli incoraggiamenti "angelici" che poi andava a controllare in una legenda iniziale con colori diversi che fortunatamente non so a che alludessero.
Allibita, continuavo a chiedermi come avrebbe reagito alla Merini, e presto l'ho scoperto. Dopo la canonica mezz'ora di ritardo, quando Alda ha cominciato a parlare, sono bastate poche frasi perché la cara signora si congedasse in uno sciabordio di sciarpe, borse e sbuffi. L'unico suo ricordo? Il mio piede dolorante per il suo passaggio non indolore.
Scribere Aude!
cosa chiedevo, in fondo? Un po' di pace...
Photo con l'omaggio a Alda Merini

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche a me è capitato di assistere a una conferenza stampa della Merini ed è sicuramente un'esperienza particolare non adatta a tutti. :D

Laura Ingallinella ha detto...

La grande ingiustizia di tutto ciò, sai dov'è? La signora in questione era lì, col suo tranquillo posto a sedere... e io, che sto in uno sperduto sperdutissimo paesino ma adoro la Merini con tutto il cuore, non c'ero. Paradosso. E... rabbia (mia).

Un abbraccio,
mi ha fatto piacere ritrovarti graffiante come al solito :)

GMGhioni ha detto...

Anche tre giorni l'aspetterei... Bello sentire anche la tua esperienza! :)

A.