
"La scuola collabora alla formazione di mio figlio".
Signori e signori, siamo davanti a uno dei più grandi preconcetti, per non parlare di illusioni, che derivano da una buona tradizione ottocentesca, dove la crescita culturale - che spesso confondiamo con intellettuale - è affidata al precettore prima, e al corpus docenti oggi.
La domanda sorge spontanea: a quale equipe affidiamo, dunque, i nostri figli? Con i genitori sempre più lontani da casa, vuoi per seri motivi di lavoro, vuoi per un'improrogabile torneo di golf, vuoi per una fondamentale seduta dall'estetista, è normale e, anzi, auspicabile accertarsi che i propri figli siano al sicuro, in mezzo a gente magari più equilibrata di noi che impartisce quell' ABC e lo condisce in mille salse diverse. Vorremmo, insomma, poter sperare che quelle cinque, sei, sette o otto ore di lezione al giorno possano formare un essere tutto d'un pezzo, che sappia chi era Pirro, mi dica le province del Molise che non si considerano mai, e anche le tabelline, ma soprattutto che cresca felice, sereno, con un bagaglio di ricordi che vadano oltre il semplice libro di testo.
Forse con il buon ricordo della maestrina di "Cuore", ci auguriamo che i nostri figli siano felici quando, ogni mattina, s'incamminano oltre quell'area off-limits che è rappresentata dal portone scolastico. Zaino alla mano, grembiule sempre un po' storto da un lato - e non capiamo perché resta sempre così, ma sono tanto carini con la loro imprecisione! -, e le labbra che, annusandole bene, sanno ancora di nutella.
Il problema più grosso è che davvero quella zona è fuori dalla nostra portata, e non tutto i bambini raccontano. Ad esempio, sentivo il caso di una bambina, nella mia città, che ha deliziato i genitori con questa scenetta. La sua maestra sta cercando di smettere di fumare e, per questo motivo, non riesce a trattenere il nervosismo che le permette di leggere Roma per Toma alla lavagna, aggredire tutti e, ogni tanto, uscire con affettuosi improperi. Quando arriva al culmine, racconta cosa fa o non fa con il suo superdotato fidanzato a cui - senti senti - afferma di tirar giù i pantaloni. Poi, evidentemente soddisfatta per la perfetta descrizione, afferra una delle sue cicche anti-fumo ed esce a "fumare", come dice lei, tra risatine e imbarazzi generali.
Ora, ditemi, siamo in un paese che si vuol tanto affermare come civilizzato, democratico, liberalizzato, culturalizzato, ma non è forse questa una forma di arretrata ignoranza?
ScribereAude!
oggi contro i maestri e i professori, presto però disposta a passare dall'altra parte della cattedra e cambiare prospettiva...
Signori e signori, siamo davanti a uno dei più grandi preconcetti, per non parlare di illusioni, che derivano da una buona tradizione ottocentesca, dove la crescita culturale - che spesso confondiamo con intellettuale - è affidata al precettore prima, e al corpus docenti oggi.
La domanda sorge spontanea: a quale equipe affidiamo, dunque, i nostri figli? Con i genitori sempre più lontani da casa, vuoi per seri motivi di lavoro, vuoi per un'improrogabile torneo di golf, vuoi per una fondamentale seduta dall'estetista, è normale e, anzi, auspicabile accertarsi che i propri figli siano al sicuro, in mezzo a gente magari più equilibrata di noi che impartisce quell' ABC e lo condisce in mille salse diverse. Vorremmo, insomma, poter sperare che quelle cinque, sei, sette o otto ore di lezione al giorno possano formare un essere tutto d'un pezzo, che sappia chi era Pirro, mi dica le province del Molise che non si considerano mai, e anche le tabelline, ma soprattutto che cresca felice, sereno, con un bagaglio di ricordi che vadano oltre il semplice libro di testo.
Forse con il buon ricordo della maestrina di "Cuore", ci auguriamo che i nostri figli siano felici quando, ogni mattina, s'incamminano oltre quell'area off-limits che è rappresentata dal portone scolastico. Zaino alla mano, grembiule sempre un po' storto da un lato - e non capiamo perché resta sempre così, ma sono tanto carini con la loro imprecisione! -, e le labbra che, annusandole bene, sanno ancora di nutella.
Il problema più grosso è che davvero quella zona è fuori dalla nostra portata, e non tutto i bambini raccontano. Ad esempio, sentivo il caso di una bambina, nella mia città, che ha deliziato i genitori con questa scenetta. La sua maestra sta cercando di smettere di fumare e, per questo motivo, non riesce a trattenere il nervosismo che le permette di leggere Roma per Toma alla lavagna, aggredire tutti e, ogni tanto, uscire con affettuosi improperi. Quando arriva al culmine, racconta cosa fa o non fa con il suo superdotato fidanzato a cui - senti senti - afferma di tirar giù i pantaloni. Poi, evidentemente soddisfatta per la perfetta descrizione, afferra una delle sue cicche anti-fumo ed esce a "fumare", come dice lei, tra risatine e imbarazzi generali.
Ora, ditemi, siamo in un paese che si vuol tanto affermare come civilizzato, democratico, liberalizzato, culturalizzato, ma non è forse questa una forma di arretrata ignoranza?
ScribereAude!
oggi contro i maestri e i professori, presto però disposta a passare dall'altra parte della cattedra e cambiare prospettiva...
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