venerdì 10 novembre 2006

Appello ai cari compagni estinti: tornate ai vostri blog!


Proprio in questi giorni, mi sono ritagliata un poco di tempo per tornare a far visita ai miei blog preferiti, lasciare commenti, spulciare gli ultimi post e soprattutto godermi qualche bel racconto e qualche poesia che, per quanto faticosamente, si trovano talvolta online.

Il risultato è stato uno solo: dramma.
I miei blog preferiti - parlo soprattutto di blog con un passato quasi veterotestamentario - sono quasi tutti in standby, con la bella colonnina dei link che rimpiange un aggiornamento, post datati a giorni e giorni fa, quando addirittura non si risale a settimane e mesi indietro!

All'inizio, ho cercato di rassicurarmi: forse è un caso isolato, forse solo X e Y sono addirittura arrivati a cancellare tutti i loro spazi web, o forse è momento di stasi... Si sa, tutti i bravi scrittori sono frenati dal tempo che manca, dal lavoro che incombe...

E che dire allora degli amici che tenevano un blog come diario? Forse che hanno smesso di vivere? No, il dramma che si sta consumando davanti ai miei e, permettetemi, anche vostri occhi è un altro: si sta smettendo di condividere.

Ditemi: quanti blog sono attualmente aggiornati? Quanti contano una presenza costante [per costante non intendo quotidiana, ma una presenza che confermi le abitudini dei singoli blogger], dopo i primi giorni di euforia? Si sa, aprire un blog è facile e sembra stimolante l'idea, ma la difficoltà è proseguire, scavare nella memoria e nella fantasia, o scavare in noi stessi per riuscire ad esternare ciò che ci tocca o addirittura ci attraversa.

Senz'altro la presenza o meno di un pubblico fedele può incidere sulla spinta individuale: io stessa, lo ammetto, trovo difficile ripartire da zero, quando in genere sugli altri blog posso godere della presenza incondizionata di un drappello eccezionale di commentatori (ma proprio per questo ho deciso di ripartire da zero, senza pubblicità).

Bando alla mia esperienza personale, dunque, ditemi, cos'è questa stasi generale? Avete notato anche voi?

Nel congedarmi, lascio una massima di un grande scrittore latino che senz'altro sconfigge la scusa che più spesso adduciamo per il nostro "non poter scrivere":

"Rispondo con un certo ritardo alle tue lettere, ma non perché sono tutto preso dalle mie occupazioni. Bada di non porgere l'orecchio a scuse di questo genere: il tempo non mi manca e tutti ne hanno, purché lo vogliano. Gli impegni non inseguono nessuno: sono gli uomini che vi si aggrappano e ritengono che essi siano una dimostrazione di felicità" (Seneca)

Lasciatemelo dire: non vogliamo. Il tempo davvero si trova, se scrivere è respirare.
ScribereAude!


Photo: Pavel Krukov

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